Video Belli del rientro
7 buoni propositi per mitigare il dolore
Trova un lavoro che ti appassiona e non lavorerai mai un giorno
Ma sticazzi.
Sto scrivendo questa newsletter di domenica sera, domattina si ricomincia (ieri per tu che leggi) e io voglio morire.
Cioè, ce lo diciamo o no che le vacanze sono la cosa più bella del mondo? Che sono il momento in cui si respira più vita? Che se l’AI avrà davvero un senso, sarà solo perché (forse) ci farà lavorare meno?
Ma dai, stiamo scherziamo?
A invertire questo flusso ci prova Matte Roversi in un After Work.
Amico mio ti seguo, ma stamattina non ci sono pasteis de nata né kaiserschmarren sulla mia scrivania e se alzo lo sguardo non vedo l’oceano. Come la mettiamo?
Poi certo: un po’ la estremizzo perché in realtà ricomincio senza davvero la morte nel cuore, faccio un lavoro che mi piace e devo stare zitto, sono strafortunato rispetto a tant*. Volevo solo mettere un punto di partenza a tutti i nostri ragionamenti di oggi.
I buoni propositi che seguono hanno dentro questa contraddizione: la fatica del rientro mista alla gagna che non va mai via e a quel piacere nel produrre cose che magari a qualcuno piacciono. Sono buoni propositi lavorativi, mai vi tedierei con i buoni propositi sullo yoga o sull’essere più ordinato. Sono buoni propositi che scrivo per me, perché voglio provare a rispettarli e che vi invio sperando che qualcuno voglia farmi compagnia nel provare a non sgarrare.
Partiamo:
Non aver paura delle AI (ma tieniti stretta un po’ di nostalgia)
Ho guardato il making of di Everything Everywhere All At Once e mi è scesa una lacrimuccia.
Perché il bello del nostro lavoro, che sia cinema o advertising, era ed è ancora “trovare il modo”.
Quando il sole non arriva all’ora giusta, l’attore non funziona, l’ottica si è inclinata perché è stata sbattuta… e tu comunque trovi un modo per portarla a casa. E quando, dopo un mese di post, riguardi il lavoro e pensi: bello, ho fatto una cosa di cui sono contento.
Questo l’AI non te lo restituirà mai.
Certo, ci sarà da “trovare il modo” anche con le immagini generate, ma non è la stessa cosa. Magari mi emozionerò con il tempo, ma una stanza di editing mi ha sempre eccitato meno di un’alzataccia al mattino per andare a caccia di golden hour.
Detto ciò, io sono gasato dall’AI. Mi dà un’energia che non sentivo da anni, tipo fine-inizio scuole. È rinascita, è potenziamento, è invenzione continua. Ma insieme a questa carica nuova, voglio anche tenere viva la piccola nostalgia per il pre-AI. Perché ci ricorda le cose belle che abbiamo fatto e sopratutto come le facciamo/facevamo. Che tenere sempre accesso il prima fa bene all’adesso.
In più, il documentario, lo storytelling, i racconti delle persone dentro le aziende: sembrano poco romantici, ma non lo sono. Andare a parlare con le persone ascoltare, scegliere, esaltare. Tutto questo rimane.
Fai meno cose, falle meglio
Forse il proposito più difficile. Ho sempre lavorato di accumulo, di quantità: 108 idee sul tavolo, proviamo a farne almeno 8. Già quelle sono troppe. Quest’anno vorrei ridurre, non mappazzonare, dedicare più tempo a ogni singolo progetto. Mui difficile, anche per colpa dell’amica AI, che ci spinge invece proprio verso il contrario.
Ma potenziamento non vuol dire affollamento.
“Adesso con gpt5 puoi organizzare anche quel FilmFest Ai che avevi in mente, ci penso a tutto ioooooo”
Esci dalla mia testa Sam.
Parla di più con le persone (del team e non solo)
Negli ultimi mesi ho ricominciato a farlo e voglio continuare.
Siamo pochi: 15 interni. Ma intorno a noi ruotano decine di collaboratori, 50, 100 persone che entrano ed escono.
Eppure la differenza vera la fanno quei 15.
Non solo nei pranzi di team building o alle feste, ma nel quotidiano, nel day by day: fermarsi per chiacchierare anche di altro.
Perché il nostro è un mestiere strano: vive di ispirazioni laterali, di idee che arrivano dalle cose più assurde. Quelle saltano fuori solo parlando, condividendo, ascoltando.
E non vale solo dentro lo studio: vale in generale. Infatti, e qui tradisco già il proposito delle “meno cose”, mi piacerebbe fare un format dedicato proprio alle vite delle persone. Sono sempre stato curioso di come lavorano gli altri, di come affrontano le paure, le responsabilità, le giornate.
Mi è sempre piaciuta un sacco una frase di Roth all’inizio di Lezioni di anatomia:
“Questa era comunemente ritenuta una funzione della grande letteratura: fare da antidoto alla sofferenza attraverso la descrizione del nostro comune destino”
Secondo me lo stesso, ma ascoltando gli altri.
Non lasciarti abbruttire dai numeri
Con Matte ci siamo divisi i compiti: a me è toccata tra altre, la parte dei numeri.
E da due anni ci sto sopra.
Ma non è semplice. Perché se per un decennio hai fatto solo creatività, video, idee… il passaggio ai numeri rischia di abbrutirti. Ti porta a ragionare solo in termini di conti, previsioni, timori. E alcuni numeri fanno paura: ti frenano, ti bloccano proprio quando dovresti spingere.
Quindi il proposito è chiaro: non lasciarmi abbruttire. Non farmi spaventare.
Usare i numeri, sì, CERTO, ma senza che divorino il coraggio.
Non avere paura di investire nel brand
Questo dovrebbe essere inciso sopra ogni scrivania: mai paura di investire nel brand.
Con raziocinio, con percentuali sensate. Ma senza esitazioni.
Perché se ti fai bloccare dalla paura (vedi sopra), smetti di crescere.t
Ripensare il life-work balance
C’è un tema che mi sembra sempre più pressante: il work-life balance. O meglio, due visioni opposte di questo equilibrio.
E’ un tema generazionale.
In questi anni sono stato spesso “schiaffeggiato” dalla visione Zeta: e ho imparato che, per molti versi, hanno ragione loro. È inutile dire “ragazzi, non vi rendete conto di cosa abbiamo vissuto noi dieci anni fa…”. Un Gen Z ti risponde: “a me che me ne frega?”. E ha ragione. Perché non è più questo mondo.
Detto ciò, penso anche che noi non dobbiamo vergognarci di raccontare allo zeta una cosa importante: se il lavoro è solo il compitino da fare per poi “arrivare alla vita vera”, quelle sei, otto ore al giorno diventano un palla indicibile.
Il lavoro deve essere anche bello. Non sempre quanto la vita, ma almeno deve provarci. Per me, molti giorni lo è davvero.
Non restare solo in bolla
Perché scavare a fondo in un argomento ti porta a scoprire mondi meravigliosi, ti dà expertise, ti fa diventare competente, ti verticalizza.
Ma se resti solo lì dentro, diventi monotematico.
E la creatività non nasce dall’iper-verticalità. Nasce dalla contaminazione. Dall’incrocio di mondi diversi.
Restare sempre nello stesso deep hole ti rende più esperto, ma anche più noioso.
La sfida è contaminarsi: aprire altre bolle, respirare altri contesti, per riuscire a fare lanci laterali, pensieri nuovi, idee rotonde.
Ecco i miei buoni propositi di rientro.
Non sono tanti, perché mi conosco e già questi…
Se vi va, mandatemi i vostri: magari ci facciamo una lista collettiva e poi la trasformiamo in un calendario da ufficio.
Bentornat*
Ricominciamo




Buonissimi i pasteis de nata! :)